What if I say you're not like the others?


Point Particle è un blog nato per ospitare le idee e i pensieri di chiunque voglia scriverci. Nella sua pur breve vita, ha accolto e fatto leggere pezzi molto diversi, scritti da persone molto diverse. Pezzi che forse raccontano la storia di chi li ha scritti, o magari l'accarezzano soltanto. Frutti di un'ispirazione che a volte riesce a disporre le lettere una di fianco all'altra proprio in quel modo che ti fa provare qualcosa di speciale. Un'ispirazione che si è manifestata in persone normali, come te e come me. Persone che hanno deciso di condividere qualcosa con chiunque passasse di qui, anziché perdere i propri pensieri nei meandri della mente.
Perché chi deposita qualcosa in questa piccola banca non ha niente da perdere, ma chi apre questa pagina e legge qualche pezzo ha molto da guadagnare.
E allora... Buona lettura!
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mercoledì 5 maggio 2010

Mi avvicino e il respiro è sospeso

Mi avvicino e il respiro è sospeso,

all'improvviso una sensazione, decisa, positiva. La mente è confusa, e dentro di me un caleidoscopio di emozioni colorate.

Gli occhi serrati. La mia concentrazione è su altri stimoli che lo sguardo farebbe disperdere a discapito di più forti sensazioni.

Un delicato fremito, poi una stretta allo stomaco e un brivido lungo la schiena, un torrente in piena di adrenalina avanza, galoppando fino alle più remote estremità del mio corpo. Trasalisco.

Come interminabili esplosioni, nel mio petto riecheggiano le palpitazioni. I sussulti del mio cuore si fanno sempre più intensi. Posso sentire il suo battito e il corpo è pervaso da un intenso calore. Nuovamente un sussulto.

Il soave profumo mi pervade e un leggero solletico al viso mi ruba un sorriso. Un delicato fremito. Il mondo attorno non dà segni; l’esistenza è tutta là, pura e immacolata è catturata in quegli istanti ed io, assorto in un mondo onirico fatto di sentimenti di sogni ma anche di verità, mi cullo in queste braccia eteree, consapevole della realtà che rappresentano. Tutta quell’essenza in un gesto.

L’emozione, nel suo delicato velo di seta, mi avvolge.

Le tue labbra si staccano dalle mie: “è ora di andare” “no ti prego, un altro bacio”

martedì 9 marzo 2010

Fly One Time - Posto 3A


“Bene, un’ultima firma qui”.
Venerdì, fine mese, l’ultimo contratto decisivo.
Target: raggiunto.


Gli stringo la mano e corro verso l’aeroporto.
Ancora un po’ di frenesia e tra poco potrò rilassarmi a bordo.

Bel nome, l’Aeroporto del Salento, il sole il mare e …ovviamente il vento che a momenti fa volare il cappello di quel capitano che si sta scomponendo per non perderlo.
E’ il momento del check-in e inizia il solito trambusto: togli il pc dal trolley, portafoglio, monete, accendino, via la cintura, i gemelli …bip bip… è incredibile come riesco a dimenticare sempre qualcosa… la mia Mont Blanc …
Il rituale di imbarco inizia ad essere un po’ monotono visti i numerosi viaggi, ma si può sopportare considerando l’emozione del volo, che continua a persistere.
Mi avvio al corridoio che porta al musone dell’airbus e due giovani hostess mi accolgono: “Carta di imbarco, prego”. Saluto le hostess e mentre mi dirigo verso il mio posto mi sporgo a curiosare il quadro comandi dove incrocio lo sguardo con il capitano che mi ricambia con un sincero sorriso.
Istintivamente una battuta mi esce spontanea: “Mi sono sempre chiesto come fate a stare in quella cabina così sacrificati?”, “Perché mentre siamo in volo non viene a scoprirlo?”, “Perché no”.
Felice della proposta mi accomodo al mio posto finestrino di business class, altro che il vagone letto delle prime trasferte.


Si spengono le luci e il capitano rassicura i passeggeri della normalità di questa procedura. Come un orsacchiotto un po' traballante dovuto allo sbilanciamento delle ali, l’aereo curva più volte avviandosi verso la pista di decollo.
Come una grossa freccia è lì, pronto a percorrere i 2000 metri che dividono la madre terra dal cielo. I motori rombano per qualche secondo e il loro suono si fa sempre più caldo; come una macchinina con carica a molla tenuta in tensione dal bambino, l’aereo scalpita, e un sordo suono accompagna la brusca accelerazione che mi incolla al sedile.
Mangiandosi la pista raggiunge i 200 km orari, immagino il capitano che con dolcezza avvicina la cloche agli addominali, la ruota anteriore si solleva leggermente dal suolo precedendo di qualche attimo quelle posteriori, con disinvoltura il mostro di metallo si plasma con l’aria e inizia a farne parte ed in quel momento la magia comincia, il mondo sotto di te si allontana, esisti solo tu e i tuoi compagni di viaggio.

La luce si riaccende, il segnale acustico indica che posso slacciare la cintura di sicurezza e lo steward informa che “l’Airbus sul quale state viaggiando è provvisto di sistema gsm per l’utilizzo dei vostri apparecchi cellulari”.
“Pronto?! …Ciao si sono sull’aereo…..Sono in viva voce dall’altra parte ?…perfetto… Ragazzi vorrei complimentarmi con tutti voi per il fantastico successo raggiunto questo mese, sono in aereo, preparatevi che al mio ritorno si festeggia”.

La hostess si avvicina: “Posso consigliarle uno champagne per iniziare a festeggiare?”, “Certo, ma lo farò con una fresca weiss!”.
Scrutando l’oblò sorseggio la mia birra godendomi il tramonto a 20'000 piedi d’altezza.

Intercetto l’hostess e le ricordo l’invito del capitano. Annuisce e si allontana un attimo. La porta della cabina si apre e l’assistente di volo mi fa cenno di avvicinarmi, chino la testa ed entro nella capsula di guida dove il pilota e il suo secondo si scambiano battute, devono essere molto affiatati.


Capitano: “Le piace volare, eh? Gliel'ho letto negli occhi”
Io: “Con la fantasia ne faccio di viaggi, ma quando guardo fuori da quel vetro anche la mente chiede perdono di essere così limitata”
Capitano: “Ci deve essere un filo sottile che collega tutti noi appassionati del volo. Ci riconosciamo a naso.”
Io: ”Credo vada oltre all’oggettività della bellezza di ciò che guardi, quanto alle sensazioni evocate nell’animo di chi è figlio di Icaro”
Capitano: “Vero, per me è sempre stato così. Un magnetico richiamo verso il cielo e verso le sensazioni che ti sa regalare l'essere sospeso in aria, volando veloce sopra la terra ed ammirandola da un punto di vista privilegiato.”
Io: ”Lei non è solo il domatore di questo bestione d'acciaio, ma anche un attento osservatore della realtà delle emozioni!”

Capitano: "Vede laggiù, tra le nuvole?" Ecco la costa delle Marche... Quello spuntone è il parco del Conero. Questo pomeriggio stiamo volando sull'aerovia adriatica costiera. Puntiamo in direzione Nord e, seguendo il piano di volo che ci è stato assegnato dal controllo del traffico aereo, vireremo in direzione Ovest all'altezza di Padova.
Io: “"Che giro strano, non è che dovete aggiornare le mappe del navigatore?!" Capitano: “AHah. Al giorno d'oggi i cieli sono piuttosto affollati e bisogna incanalare ogni aereo su un percorso preciso. E tutto ciò per la nostra sicurezza, ovviamente. Non si preoccupi viaggiando con questo vento di 15 nodi in coda posso dirle che arriveremo a Torino con qualche minuto d'anticipo. Potrà cenare ad un orario decente..."

Mi congedo da lui salutandolo come se ci conoscessimo da sempre, sempre più conscio di essere in buone mani.

La spia luminosa mi invita a riallacciare le cinture e l’airbus inizia la procedura di atterraggio. Leggero si stabilisce sulla rotta che lo porterà alla pista, il carrello si abbassa e le case sono sempre più vicine. Un tocco leggero e le ruote sull’asfalto mi riportano a terra.
Applauso più che meritato.

Attraverso il terminal gremito di sconosciuti trascinando il trolley, quasi invisibile tra le persone in attesa del parente o dell’amico erasmus che da troppo tempo non vedono.

Fuori c’è lei che mi attende, con un dolce bacio mi saluta riportando la mia testa tra le nuvole…

giovedì 25 febbraio 2010

Racconto del monaco

Intro

Non so se è mai capitato anche a voi, ma c’è una parte di camera mia che non ha subito cambiamenti da circa 10 anni, l’ordine delle cose è rimasto tale e forse anche la polvere è la medesima.

Bene con estremo piacere oggi ho trovato un floppy, si proprio lui, l’antenato della chiavetta USB.

Certo lo stupore non è tanto per l’oggetto, più obsoleto che d’antiquariato, insomma non paragonabile al ritrovamento di un vinile messo da parte per numerosi anni, quanto per il titolo riportato sullo stesso.

Bene al suo interno, con mio enorme piacere, era rimasto un file salvato dal tempo delle superiori.

Il file contiene un racconto fatto per un lavoro di Lettere, lavoro che presi molto a cuore.

Rileggerlo mi riempie il cuore in quanto molto introspettivo.

Chi avrebbe mai detto che potesse diventare un point particle...

…………………………………

Camminavo spaesato, cercando una risposta al mio dubbio, forse nelle cose che mi circondavano, o nelle persone che mi incrociavano; il sole mi illuminava il viso, ma avevo bisogno di ben altra illuminazione.

La mia testa era tempestata da domande, problemi, concetti, che non riuscivo a capire; è strano come ad un certo punto della vita, ti accorgi come tante cose siano inspiegate, la voglia di sapere è tanta, e il pensiero di alcuni dubbi ti rende incapace di pensare ad altro.

Avevo bisogno di parlare con qualcuno, dovevo sapere, dovevo riempire il mio vuoto, proprio come riempio queste valigie.

E così camminavo, per quella strada che tante volte avevo percorso, incurante di tutto, verso il monastero che mi ha visto crescere.

Sapevo di poter contare su padre Silvestro, più che un monaco è un amico, con cui parlare, confidarsi e chiedere consiglio, ma questa volta sarebbe stato diverso, la sua risposta avrebbe cambiato qualcosa in me, il modo di pensare, di agire e di considerare le cose.

Stavo per incontrarlo, dovevo solo varcare l’ingresso della chiesa; quanti ricordi, proprio qui ho avuto la mia prima lezione con Silvestro, circa tre anni fa: ”Il primo incontro che faremo nell’entrare sarà con il crocifisso monumentale, ecco lo vedi, è in bronzo, e indica il contenuto immediato e ultimo della fede”.

“Condoglianze Ralf, mi dispiace tanto per tua madre”, “Grazie Giovanni. Sai dove posso trovare Silvestro?”, “C’è scuola adesso, due giorni che manchi e ti sei già dimenticato gli orari!? Dovrai aspettare il pranzo”.

Iniziai a passeggiare un po’, aspettando l’arrivo del mio maestro; ah Monte Fano, Silvestro non poteva scegliere un posto migliore, qualcuno ha scritto che aveva disposto il monastero come un giardino in una terra solitaria ed inaccessibile. Vedendovi riprodotti i fiori dei novizi, piantati gli alberi dei proficienti e ben fondate le piantagioni dei perfetti, godeva dell’abbondanza dei frutti delle virtù e s’immergeva nella contemplazione della divinità…i vecchi dimenticando l’età, partecipavano agli uffici con giovanile prontezza. I giovani, tenendo a freno l’esuberanza giovanile, prendevano parte al culto divino con senile serietà. E pensare che se non fosse per Filippo, il suo primo discepolo, ora sarebbe ancora nella Grotta Fucile, ma devo anche ammettere che è stando lì che è diventato quello che è. Qua è il paradiso, l’occhio spazia lontano per vallate e colline: l’alta valle dell’Esimo, la valle del Giano, e tutt’intorno una chiostra di monti. Verso oriente la catena dei Preappennini con le montagne della Rossa, la gola di Frasassi con le sue famose grotte, la vetta a piramide del San Vicino; a ponente gli Appennini: il passo di Fossato, il monte Cucco, il monte Catria, e verso sud le cime dei monti Sibillini.

I novizi escono pian piano dall’aula, con le facce stanche, ed ecco lui, dietro a tutti, ma solo nella fila…”Silvestro! Silvestro, ho bisogno di parlarti”, ”Dimmi figliolo, stai bene? Tuo padre come sta? Gli sei stato vicino?”, “Si, ho fatto il possibile per sollevargli il morale, ah povera mia madre, era vecchia”, “Mi dispiace proprio; ma dimmi, come mai mi cerchi con tanta fretta, cosa succede, è per tua madre?”, “No, cioè, si e no, ecco il problema è scaturito da questo…Silvestro, il problema è che ho iniziato a pensare, ho la mente chiusa, aprimela…un po’ alla volta inizio a preoccuparmi delle cose, a essere infelice di me stesso, a essere scontento…a non capire la vita, a pormi problemi, perché esistiamo, qual è il nostro scopo… non so se comprendi le mie parole…forse sono un po’ confuso nell’esporti il problema, ma è la stessa confusione che ho in testa…Silvestro cosa devo fare per ottenere la felicità?”, “Ralf, queste tue domande mi turbano, la conosci meglio di me quella parab…” “dai tutto quello che hai ai poveri, e seguimi?! Sì lo so, ma non…” “Tu sei molto confuso ragazzo mio, eppure non è un giorno che sei qui in monastero!” “Aiuto Silvestro, dai una risposta ai miei quesiti, non posso continuare così, andando avanti senza uno scopo preciso, o forse c’è e non capisco qual è, o non ne sono soddisfatto” “Hai ormai diciotto anni, e sono tre anni che sei qua, sei uno dei migliori, non ho nulla da insegnarti…devi sapere che alcune cose non si possono spiegare se non le si vive in prima persona; devi stare un po’ da solo, per un po’ di tempo” “Come facevi tu all’inizio” “ Più o meno, d'altronde siamo benedettini, solitari austeri e semplici; però voglio che tu faccia un viaggio, che tu abbia un contatto con altre persone di culture e ceti diversi” “Ma a che serve!” “Da quando si risponde al proprio maestro…fa’ ciò che ti ho detto, tu sei del nord, vero? Germania, se non ricordo male, vacci, ti farà bene anche rivedere posti che una volta facevano parte della tua vita, torna a Roma da tuo padre, salutalo e poi parti. Hai bisogno di crescere, di capire la vita, non importa la strada che farai, la mano del Creatore ha sparso qua e là nel mondo isole di silenzio e di pace perché fossero per gli uomini quasi altrettante oasi dello spirito bisognoso di sostare di quando in quando nella corsa della vita; apprendi tutto quello che senti, ricorda: anche il più inetto può insegnarti qualcosa, e poi, come un mosaico, metti tutto insieme…” “E poi?” “E poi vedrai tu stesso…? Ora ti saluto, vado a ritirarmi nella mia camera, fa buon viaggio, che il signore sia con te”

Che il signore sia con me, non ho mai pensato veramente che il signore mi segue in tutto ciò che faccio, cioè lo so, però sul momento non mi passa neanche per la mente.

Sto per partire, saluto mio padre, mi faccio lasciare un po’ di soldi; quando inizieranno a mancarmi me li guadagnerò, con qualche lavoro di fortuna, altrimenti digiunerò, in fondo Gesù è stato quaranta giorni nel deserto, tra l’altro anche tentato….

“Scrivo queste righe per rilassarmi un po’, sono stanco, e triste, spero che quando rileggerò questo foglio avrò trovato la felicità, nel frattempo la cercherò, in chi e in cosa non lo so, però mi impegnerò, forse sono io, forse sono troppo chiuso, e viaggio con i paraocchi, non vedo ciò che mi circonda, vedo solo ciò che voglio io, devo ancora crescere, soprattutto di testa, devo maturare. Vedo in me tutti i difetti, ora basta devo andare, non posso spendere tempo in chiacchiere…guidami o signore nel cammino della mia vita”

Ralf 12 novembre 1251

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Sono steso su questo prato, creazione di Dio, come tutto ciò che mi circonda, filo d’erba in bocca, osservo il cielo terso, e il paesaggio che si presenta davanti a me, le montagne innevate, le pecore che pascolano, i bambini che giocano, i cani che corrono…siamo all’incirca al 20-21 luglio 1253, ho viaggiato, e ho appreso molto, e guardando questo paesaggio posso finalmente dire che lo scopo della vita è viverla, con i suoi alti e bassi, amando Dio, avendo solo lui nella propria vita, aggrappandosi a lui, perché non ci verrà mai a mancare.

Quello che ho imparato è che siamo materialisti, non riusciamo a trarre felicità che dalle cose materiali, ed io ero uno dei primi fra questi, mi sono abbandonato così al vino, a volte al gioco, ma si sa, si impara dagli errori, ed è proprio quello che voleva il mio maestro, quando decise di mandarmi in viaggio, voleva che sbagliassi, per capire e correggermi.

Ho avuto modo di parlare con una prostituta, che mi ha insegnato ad essere libero, con un falegname, che mi ha mostrato le meraviglie del creato, per saperlo apprezzare.

Ho avuto una lunga discussione anche con un monaco, il quale mi ha istruito sulla dottrina agostiniana, la cui teoria dei rapporti tra ragione è fede è sintetizzata nella duplice formula crede ut intelligas (credi per capire) e intellige ut credas (capisci per credere); la fede ci indica il cammino da seguire, diceva S.Agostino. Io mi lamentavo perché pensavo, ma facendolo non mi ero accorto che stavo maturando, riflettendo su determinati problemi e cercando di risolverli non facevo altro che essere un uomo, e mi staccavo, senza accorgermene, dall’ingenuità giovanile, ed è per questo motivo che sono entrato in crisi, chiamiamola pure spirituale. Le nozioni apprese in questi anni di noviziato erano solo acqua che bagnava il mio cervello impermeabile, anziché innaffiarlo di sapere, sapevo tutto, ma non ne ero convinto, erano solo frasi ripetute più volte senza che mi toccassero.

Un ragazzino un giorno mi ha chiesto “mi hanno detto che per entrare in convento uno deve sapere che è chiamato alla lotta…ma contro di chi?”, non mi ero mai posto una domanda del genere, nessuno mi aveva mai detto niente, lotta!? Va bene bisogna amare Dio, non avere altro al di fuori di lui, ma non la chiamerei lotta!? E invece si, noi dobbiamo lottare, contro le passioni, i propri vizi, o come direbbe San Paolo contro “l’uomo vecchio”. Se all’inizio può risultare duro, man mano che si progredisce, si aprono spazi nuovi che non avremmo mai sospettato di possedere in noi stessi e…”il cuore si dilata”!

Sta a noi decidere la propria vita, scegliendo cosa è giusto e cosa è sbagliato, e Dio ci ha dato la possibilità di scegliere.

giovedì 4 febbraio 2010

Occhi









Era tanto che non venivo a trovarli. Stavo passeggiando lungo il corridoio, quello al piano di sopra, dirigendomi verso il bagno per darmi una rinfrescata dopo il lungo viaggio fatto per venire fin da loro.
La porta era aperta e lui era rivolto verso la finestra, quando si accorse della mia presenza.
-Sai cosa mi piace della primavera? – disse incuriosendomi ad entrare – mi piace il modo che ha di colorare la vita delle persone, ogni elemento che c’è li fuori è li per i stimolare i tuoi sensi. La vista è appagata dal susseguirsi dei colori della fioritura, il cielo terso, il sole caldo che ti bacia la pelle, l'aria frizzantina che ti accarezza il viso, il vociare allegro dei bimbi che rotolano sul prato.
Guarda quegli scoiattoli che giocano con le ghiande, e le rondini, che volano attorno a quei due amanti che si baciano sulla panchina - .

Le sue parole mi riempivano di emozione mista a commozione, scrutava e descriveva e la sua immaginazione andava ben oltre la sua cecità.

giovedì 7 gennaio 2010

...

Non c’è alcun dubbio. Hai la situazione sotto controllo.
Procede come nei tuoi piani e nei tuoi progetti. Hai studiato il modo di procedere e sai cosa dover fare per fare andare tutto secondo programma.
Ecco che, però, accade … ma porca troia, com’è successo … da dove cazzo è arrivata … ti incasina tutto e la tua sicurezza va a farsi fottere, sbiellando dietro alla confusione che inesorabilmente manda in frantumi le tue certezze e capisci subito che c’è il suo zampino: l’imprevedibilità.
Con quel poco di fermezza che ti è rimasta capisci che puoi fare due cose:
o affondare definitivamente nella facilità della sconfitta,
oppure sputare sangue e rialzarti per riprenderti a morsi quello a cui puntavi.
Bhe sai che c’è, c’è che devi ringraziare che sia arrivato sto casino, perché ti rialzerai in piedi e sarai un uomo migliore di prima.

Imprevedibilità


domenica 13 dicembre 2009

Christmas Particle










Non voglio molto per Natale,
non mi importa dei regali sotto l’albero,
realizza solo il mio desiderio…
Non ho bisogno di appendere la calza lì, sopra il caminetto.
Babbo Natale non mi renderà felice con un giocattolo.
Non chiederò molto questo Natale
non desidero neanche la neve
continuerò solo ad aspettare,
sotto il vischio.

Non starò neanche sveglio per sentire
i magici schiocchi delle renne.

Tutte le luci stanno brillando
così lucenti ovunque
e il suono delle risate dei bambini riempie l’aria
e tutti cantano.
Sento suonare le campanelle della slitta.
Babbo Natale mi porterai quello
di cui ho veramente bisogno?
Davanti alla mia porta
quello che voglio
è molto più di quanto potresti mai credere.
Realizza i miei desideri,
tutto quello che voglio per Natale sei tu…