Tu cacciatore avventato, hai preso la mira, mite nel bosco, ostentando la tua falsa inoffensività.
Agitando le nude mani, hai nascosto le armi occhieggiando al cerbiatto,
ti guardava egli docile cedendo alla sua naturale innocenza.
Allora hai sparato più volte, finchè con un tonfo è caduto.
Grande lo stupore nei suoi occhi sgranati nel sentire il calore causato dalle ferite
non capisce il perchè,
e mentre lo abbracci e lo stringi piangendo pentito
egli non sente, finalmente.
non sente più niente.
What if I say you're not like the others?
Point Particle è un blog nato per ospitare le idee e i pensieri di chiunque voglia scriverci. Nella sua pur breve vita, ha accolto e fatto leggere pezzi molto diversi, scritti da persone molto diverse. Pezzi che forse raccontano la storia di chi li ha scritti, o magari l'accarezzano soltanto. Frutti di un'ispirazione che a volte riesce a disporre le lettere una di fianco all'altra proprio in quel modo che ti fa provare qualcosa di speciale. Un'ispirazione che si è manifestata in persone normali, come te e come me. Persone che hanno deciso di condividere qualcosa con chiunque passasse di qui, anziché perdere i propri pensieri nei meandri della mente.
Perché chi deposita qualcosa in questa piccola banca non ha niente da perdere, ma chi apre questa pagina e legge qualche pezzo ha molto da guadagnare.
E allora... Buona lettura!
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lunedì 31 maggio 2010
giovedì 29 aprile 2010
Sonno
Momenti di sonno artificiale, che sa di sedazione, in cui sei protetto e nulla può violarti
si alternano a momenti di dolorosa coscienza nei quali percepisci i lividi, pur non riuscendo a ricordarne esattamente la causa che li ha provocati.
Corpi dalla breve memoria, conserviamo nei riflessi automatici le conseguenze delle azioni subite o compiute.
Traditrici fitte svelano il tuo sommario tranello, quando un frammento di ricordo che non riconosci come tuo sposta l'immaginario telo.
Ancora una volta allunghi una tremante mano e spegni la luce.
In fondo è solamente un'altra, lunga notte.
si alternano a momenti di dolorosa coscienza nei quali percepisci i lividi, pur non riuscendo a ricordarne esattamente la causa che li ha provocati.
Corpi dalla breve memoria, conserviamo nei riflessi automatici le conseguenze delle azioni subite o compiute.
Traditrici fitte svelano il tuo sommario tranello, quando un frammento di ricordo che non riconosci come tuo sposta l'immaginario telo.
Ancora una volta allunghi una tremante mano e spegni la luce.
In fondo è solamente un'altra, lunga notte.
giovedì 8 aprile 2010
Anima
Adesso l'anima è troppo morbida, malleabile. Qualsiasi ferita essa riceva o da qualunque cosa essa venga colpita, torna inesorabilmente alla forma iniziale.
Non conserva memoria alcuna dei torti ricevuti, nè diventa più guardinga, o diffidente. Nemmeno la prudenza riesce ad imparare.
Prendila, esponila al freddo, affinchè essa diventi gelata.
E quando il freddo l'avrà tramutata in duro ghiaccio colpiscila.
Allora finalmente potrà essere distrutta.
Non conserva memoria alcuna dei torti ricevuti, nè diventa più guardinga, o diffidente. Nemmeno la prudenza riesce ad imparare.
Prendila, esponila al freddo, affinchè essa diventi gelata.
E quando il freddo l'avrà tramutata in duro ghiaccio colpiscila.
Allora finalmente potrà essere distrutta.
martedì 30 marzo 2010
Salto...

Ci sono delle volte in cui vuoi frugare dentro di te in cerca di una prova, un indizio che ti dimostri che quello di cui stai tentando di convincerti è vero, capita però, di trovare soltanto dei resti carbonizzati di quello che credevi esserci. La tua razionalità ha ucciso le confortanti false verità che amavi raccontarti.
Scavo in cerca di quello che voglio trovare, di qualcosa che in realtà non esiste se non nella mia immaginazione, la quale non si sa imporre al punto da costruire adatti scenari per le sue seppur desiderate rappresentazioni.
Una volta accertata l'impossibilità del volo pindarico non resta che la seconda opzione:
La razionale, impietosa constatazione dello status quo...o nondimeno un'elegante noncuranza?
Opto felicemente per la seconda, salgo sulla giostra e fingo che quello che sto montando sia un vero cavallo, che il paesaggio cambi continuamente e non sia un rotondo ripresentarsi del medesimo contesto. Mi sposto senza viaggiare, ma impreco silenziosamente contro la statica inutilità dell'avvicendarsi monotono delle scadenze.
E se saltassi?
Scavo in cerca di quello che voglio trovare, di qualcosa che in realtà non esiste se non nella mia immaginazione, la quale non si sa imporre al punto da costruire adatti scenari per le sue seppur desiderate rappresentazioni.
Una volta accertata l'impossibilità del volo pindarico non resta che la seconda opzione:
La razionale, impietosa constatazione dello status quo...o nondimeno un'elegante noncuranza?
Opto felicemente per la seconda, salgo sulla giostra e fingo che quello che sto montando sia un vero cavallo, che il paesaggio cambi continuamente e non sia un rotondo ripresentarsi del medesimo contesto. Mi sposto senza viaggiare, ma impreco silenziosamente contro la statica inutilità dell'avvicendarsi monotono delle scadenze.
E se saltassi?
sabato 20 marzo 2010
Espressioni
Sento di avere bisogno di scrivere, ma ora che mi trovo qui davanti allo schermo questo vasto bianco mi spaventa. Ritorna allora la mia settoriale, infantile timidezza di bambina. Ed a quel genere di imbarazzo si aggiunge ora il pudore nell'esporre le mie mentali nudità. Sono persa nella foresta, ho smarrito il sentiero che solo fino a poco tempo fa potevo distintamente scorgere. La terra nuda, l'erba erosa dal passaggio, ha da qualche tempo lasciato spazio ad un incolto e indeterminato tutto dove selvaggia la natura domina. Gli alberi si stringono ora contro di me, in un silenzioso accordo. Corpo e testa, umiliati, stanno perdendo sangue da invisibili ferite. Le piante che con cura ho scelto, e con disinvolta e voluta distrazione ho ignorato, sono adesso cresciute, al punto da impedirmi vista ed orientamento, astratta materializzazione dell'ingombrante, metaforica impasse. Seppur lontane si odono voci, di persone e di vita che non possono arrivare a me, come io non posso raggiungerle. La vegetazione, innaturale estensione della mia persona, indesiderato prodotto della mia incoscienza, con amorevoli e infinite braccia finalmente mi stringe. Mi stringe.
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